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Sicilia e Saline: La storia e L'Oasi WWF

Di origine fenicia, il geografo arabo al-Idrīsī documenta la presenza delle saline già nel periodo della dominazione normanna in Sicilia. Sotto il regno di Federico di Svevia fu istituito il monopolio di Stato sulla produzione del sale, che si protrasse anche durante la dominazione angioina. Furono in seguito gli aragonesi a sancire il ritorno alla proprietà privata, ma fu sotto la corona spagnola che l'attività di produzione del sale raggiunse la sua acme, trasformando il porto di Trapani nel più importante centro europeo di commercio del prezioso elemento. Dal 1861 con l'Unità d'Italia queste saline non furono nazionalizzate, e furono le uniche a superare il monopolio del sale da parte dello Stato, esportandolo in diversi paesi.[2] Dopo la prima guerra mondiale con la concorrenza delle saline industrializzate di Cagliari iniziò la decadenza delle saline trapanesi, accentuata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e dalla concorrenza straniera con il salgemma. Molte delle saline furono dismesse o abbandonate.

Restano i caratteristici mulini a vento, utilizzati nel tempo, per una duplice funzione: alcuni per la macinazione del sale, altri per il pompaggio dell'acqua salata da una vasca all'altra.

Ma dopo la istituzione della Riserva, avvenuta con decreto dell’Assessore al Territorio e Ambiente della Regione siciliana n.257 dell’11 maggio 1995, ed il suo affidamento in gestione al WWF Italia, si è assistito ad un nuovo rilancio delle attività produttive e della lavorazione del sale, da parte della Sosalt, che è il principale produttore, con l'approvazione di interventi di restauro e recupero degli impianti abbandonati. Il sale marino trapanese è oggi inserito nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che nell'aprile 2011 ne ha anche riconosciuto la IGP con la denominazione "Sale marino di Trapani".[3]

Nel 2011 le saline di Trapani hanno ottenuto il riconoscimento di zona umida Ramsar, con decreto del ministero dell'Ambiente.[4

                                                     

L'Oasi WWF Saline di Trapani e Paceco è una Riserva Naturale Regionale Orientata estesa circa mille ettari (707 di zona A di Riserva e 279 di zona B di Pre-Riserva), nei comuni di Paceco e Trapani. L'Oasi si trova all'interno di un Sito d'Importanza Comunitaria (SIC ITA010007). E' anche una Zona di Protezione Speciale (ZPS ITA010028). Nell'Oasi si esercita un'antica attività di produzione di sale. Durante il periodo migratorio transitano uccelli rari. Fra i nidificanti, sono da segnalare il fratino, l'avocetta, il cavaliere d'Italia, la pernice di mare, la cutrettola. In quest'ambiente sopravvivono piante adattatesi alle estreme condizioni di vita delle saline: Ruppia spiralis, Salicornia patula, Salicornia radicans che partecipano a costituire l'habitat di specie rare di insetti e rifugio per mammiferi.

Una storia piuttosto travagliata e ricca di dominazioni e turbolenze, quella della Sicilia e del popolo siciliano.

Tracce d`insediamenti umani in Sicilia si riscontrano fin dall`età preistorica, come dimostrano le pitture parietali e i manufatti neolitici rinvenuti nelle grotte dell`Addaura, vicino Palermo, o in quelle delle isole Egadi ed Eolie. Ma il primo, forte momento di sviluppo avviene intorno al IX secolo a.C. quando sulle coste orientali siciliane giungono i Fenici, fiorente popolo di navigatori e commercianti (il nome deriva probabilmente dal greco phoìnike, purpurei, per la loro fama di produttori di stoffe), che fondano centri importanti tra i quali il futuro capoluogo Palermo.

Secondo Tucidide (lo storico Ateniese esiliato in Sicilia autore di una Storia della Sicilia che si ferma al 435 a.C.) i primi abitatori dell'isola nell'anno 1000 a.C. furono gli Elimi, i Sicani (gli Ausoni) e i Siculi che gli diedero anche il nome.

Soltanto con l`arrivo dei colonizzatori greci per la Sicilia (Σικελία)  entra nella Grande Storia (VIII sec. a.C.) e nel giro di pochi decenni le coste furono costellate di numerose colonie. Conseguenza della colonizzazione fu la civilizzazione degli Indigeni. Le grandi risorse naturali dell'isola permisero un rapido sviluppo economico e culturale delle città siceliote, dalle quali la civiltà ellenica si irradiò verso l'interno.

Le colonie divennero grandi città ricche di una vita artistica e culturale tra le più attive del Mediterraneo.

Queste città vennero rette prima dalle Oligarchie e successivamente dalle Tirannidi. La Tirannia più potente fu quella di Siracusa alla quale, nel tempo soggiacquero tutte le altre città. Ma ben presto venne in conflitto con Cartagine che era riuscita ad insediarsi n cuspide occidentale della Sicilia a Mozia, Panormo e Solunto. La contesa vide la vittoria dei siracusani nella battaglia di Imera (480 a.C.). La guerra proseguirà però con alterne vicende fra le due grandi metropoli di Siracusa e Cartagine sin quando Roma, sostituendosi di fatto a Siracusa, ne erediterà il ruolo storico. Soltanto dopo le tre Guerre Puniche e la distruzione dell`Impero cartaginese i romani potranno dirsi padroni della Sicilia. L`isola verrà allora ordinata come Provincia romana. Sotto il dominio di Roma la Sicilia svilupperà enormemente la sua agricoltura e vivrà in una pace sostanziale per secoli passando poi sotto la giurisdizione dell`impero Romano di Costantinopoli.

Una nuova era di pace verrà vissuta dalla Sicilia illuminata ora anche dalla fede cristiana e dalla cultura bizantina.

Ma dall`827 i Musulmani arabi d’Africa, Saraceni, invasero l’isola e la sottoposero ad un duro dominio.

Nella seconda metà dell`XI sec. la Sicilia venne liberata da un`armata cristiana guidata da Roberto "il Guiscardo" e dal fratello Ruggero I, della famiglia degli Altavilla, che ne avevano avuto mandato dal Pontefice di Roma. Nel 1130 veniva proclamato il Regno di Sicilia e nel Natale dello stesso anno veniva incoronato il primo Re; Ruggero II d`Altavilia. Questi ampliò il dominio siciliano costituendo così un grande regno che si estendeva da Montecassino all`Albania e alle coste del Nord Africa tunisino e tripolino. La dinastia Altavilla diede altri due grandi sovrani come Guglielmo I e il figlio Guglielmo II. Presso la corte di Palermo convennero da ogni paese uomini di scienze e di lettere, politici ed artisti facendone uno splendido centro di cultura internazionale. Con la morte di Guglielmo II, nel 1189, alla dinastia Altavilla subentra quella Hohenstaufen. Dopo il breve e tragico regno di Enrico VI si ritornò all`antico splendore nel 1208 con il figlio, il grande Federico (I di Sicilia; II dell`Impero). Grande uomo di Stato, versato nelle scienze amministrative, matematiche e naturali, fu alla sua corte che si sviluppò una cultura di tipo nuovo, prerinascimentale.

Alla sua morte (1250) iniziò un`epoca di confusione politica.
Per investitura pontificia la Corona di Sicilia (vassalla del Soglio di Pietro) fu data a Carlo d`Angiò, fratello dei Re di Francia. Ma quella angioina (francesi) fu una vera e propria occupazione militare della Sicilia e ne conseguì la rivolta del Vespro, il lunedì di Pasqua dei 1282, che si originò a Palermo e che diede inizio alla cacciata degli angioini da tutta l`isola. Per diritto matrimoniale la corona spettava al Re Pietro d`Aragona che, con il favore della nobiltà isolana, venne acclamato Re di Sicilia a Palermo il 4 settembre 1282.

La dinastia Aragona di Sicilia (Corona di Trinacria), subentrata agli Angiò (sostenuti dalla Francia), eccetto che per il suo Federico II di Sicilia, avrà esponenti piuttosto deboli. Saranno le grandi famiglie aristocratiche ad impadronirsi dell`effettivo potere politico nell`isola grazie alla loro potenza economica e militare. Le più importanti casate: gli Alagona, i Peralta, i Ventimiglia e i Chiaramonte arriveranno ad una vera e propria spartizione della Sicilia in quattro rispettive sfere di influenza. E’ il periodo dei Quattro Vicari. Ma nel 1392 gli Aragonesi di Spagna - dopo circa un secolo di debolezza politica della Corona di Trinacria e dopo l`esito incerto della Guerra del Vespro contro gli Angiò di Napoli (conservavano il titolo di Re di Sicilia) rintuzzarono decisamente queste velleità autonomistiche. Nel 1415 la Sicilia venne quindi associata alla Corona d`Aragona e, di conseguenza, l`isola fu governata dai Viceré. Nel Quattrocento Re Alfonso "il Magnanimo" (Aragona e Sicilia) riuscì a unificare i due tronconi (Sicilia e Italia meridionale) dell`antico Stato e lo rifondò come Regno delle due Sicilie.

All`inizio del Settecento la Sicilia venne coinvolta nelle guerre di successione spagnola e polacca (1700-1738). In un trentennio l`isola fu costretta a cedere la sua corona prima ai Savoja poi all`imperatore d`Austria Carlo VI e, infine, a Carlo dei Borbone di Spagna il quale fondò la dinastia dei Borboni di Napoli e restituì l`autonomia al Regno di Napoli e Sicilia. A causa dell`invasione francese Re Ferdinando di Borbone si trasferì a Palermo per alcuni anni. Qui dovette soggiacere alle richieste dell`aristocrazia autonomista siciliana promulgando una Costituzione (1812). Ma nel 1816, ricostituita l`autorità monarchica, Ferdinando la soppresse e sciolse il Parlamento siciliano. Nel 1820-21 si ebbe la prima sommossa antiborbonica. Nel 1848 scoppiò la Rivoluzione grazie alla quale gli indipendentisti costituirono un Parlamento autonomo da Napoli proponendo poi una federazione della Sicilia indipendente con gli altri Stati italiani.

La Rivoluzione del `48 venne repressa con le armi.

Nel maggio 1859, morto Ferdinando, gli era succeduto il figlio Francesco II (Francischiello), di scarsa energia e di intelligenza limitata. Il nuovo Re aveva respinto la proposta di un'alleanza col Piemonte ne' aveva voluto concedere riforme liberali.

In Sicilia, inoltre, superata ormai ogni tendenza autonomista, si mirava a fare dell'isola una provincia del Regno d'Italia. Tra i siciliani che più' si adoperarono per fare insorgere la loro terra furono Francesco Crispi, e Rosolino Pilo. Garibaldi, invitato a venire in aiuto della Sicilia con una spedizione di volontari, si dichiaro' pronto ad intervenire se nell'isola fosse scoppiata la rivoluzione.

Il 4 aprile 1860 la rivolta scoppio' a Palermo, presso il monastero della Gancia, dove gli insorti furono sopraffatti, ma nelle campagne perdurava la guerriglia guidata da Rosolino Pilo, il quale aveva confermato il prossimo intervento di Garibaldi.

 

All'alba del 5 maggio 1860 due vapori salparono dallo scoglio di Quarto (Genova), con poco più di 1000 uomini, indossanti la ormai famosa camicia rossa. Essi andavano alla conquista di un regno difeso da 120.000 uomini, da una flotta di 120 navi, da potenti fortezze ed artiglierie.

Garibaldi e Nino Bixio comandavano le due navi. L'11 maggio i due piroscafi giunsero a Marsala, da qui' rapidamente Garibaldi si diresse verso Salemi, dove lancio' un proclama ai siciliani, assumendo la dittatura dell'isola in nome di Vittorio Emanuele II (14 maggio). Egli puntava su Palermo, ma un esercito borbonico accampato sulle alture di Calatafimi gli sbarro' la via.

Per l'eccellente posizione strategica del nemico, superiore anche per numero ed armi, la battaglia fu lunga ed aspra. La vetta del colle fu conquistata mentre i Borboni si ritiravano su Palermo.

La battaglia per la conquista di Palermo duro' ben quattro giorni. Il 30 maggio i soldati borbonici, asserragliati in citta' chiesero l'armistizio; il 6 giugno sgomberarono Palermo. Garibaldi formo' un governo provvisorio con a capo Francesco Crispi mentre la rivolta si era estesa a tutta l'isola. Intanto le truppe borboniche si concentravano a Milazzo, per sbarrare la via dello Stretto di Messina. Nuove schiere di volontari accorrevano dal Continente e dalle provincie. Il 20 luglio Garibaldi vinceva a Milazzo.

I modi in cui avvenne l'assimilazione della Sicilia al Piemonte, entrando a far parte del Regno d'Italia, dopo la spedizione garibaldina dei Mille, frustarono nuovamente le attese autonomistiche dell'isola, la cui economia a base feudale e latifondista non fu in grado di risollevarsi in conseguenza dell'unificazione, venendo anzi a costituire una componente sostanziale della cosiddetta "questione meridionale" (di cui il brigantaggio dei primi anni dell'Unita' fu un tragico preavviso).

Il 15 maggio 1946 con un decreto legislativo veniva istituita la Regione Siciliana a statuto speciale. Nell`aprile 1947 veniva eletto primo parlamento regionale siciliano.